In questo scenario di benefica crisi (chi ha avuto modo di seguirci avrà capito che non ce ne preoccupiamo più di tanto visto che noi di Attuazione siamo perennemente in crisi da anni) si vedono e si sentono cose piacevoli e divertenti.
L’aspetto più esilarante che emerge frequentando le imprese in questo bailamme è quanto esse si diano un gran da fare per tentare di risolvere problemi che esse stesse generano.
Nel vedere i manager all’opera non si può che ringraziarli del divertimento che ci assicurano.
Certo, ci sono manager e manager e imprese e imprese tuttavia, in linea di massima, questa crisi tocca tutti in modo trasversale e quindi si ride sempre. Anche se con intensità diversa.
Forse le imprese meno esposte allo tsunami sono quelle del lusso stralusso.
Vivono ai confini della realtà e hanno margini così scandalosamente alti che non si accorgono di nulla.
In più hanno la fortuna – e su questo un cero alla Madonna sono obbligati ad accenderlo (per Dio!) – di vedere crescere il numero di deficienti al mondo disposti a spendere paccate di soldi per “ostentare”, “apparire”, “collezionare”.
Grazie ai nuovi equilibri economico finanziari aumentano…
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Veniamo da un periodo di lavoro su campo durante il quale abbiamo avuto modo di osservare, affiancare e sostenere manager di medie e grandi imprese che producono valore intangibile.
Il lavoro che abbiamo svolto è stato su due fronti: da un lato ci siamo sforzati di pulire, togliere, eliminare la marea di progetti che vengono ideati e implementati, dall’altro frenare l’insano impulso verso le decisioni affrettate.
Abbiamo cercato di potare e tagliare progetti perché ormai non c’è impresa in cui non ci sia caos.
Basta viverci dentro per un paio di settimane e non si può non vedere che i manager, spinti da una onesta propensione a mettersi in luce e dare contributo alla “mission”, danno il via a progetti più o meno pomposi, marchiati con sigle improbabili o, come va di moda da un pezzo, con appiccicato un ridicolo acronimo.
Il più delle volte sono progetti “stand alone” che visti da soli appaiono magari sensati, tuttavia nell’insieme risultano scoordinati l’un l’altro.
L’effetto complessivo è simile a quello di un giocatore di carte che ha in mano un mazzo con dentro carte lombarde, napoletane, trevigiane o con tre assi di picche e cinque fanti di…
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Chi ha avuto la sfortuna di frequentare da dentro un certo numero di imprese, soprattutto di medie e grandi dimensioni, non può non aver notato che la gran parte delle persone che ci lavorano - dai manager di primo livello fino all’ultimo degli impiegati - passa una parte rilevante del tempo facendo finta di lavorare.
Con ciò non vogliamo dire che non facciano nulla o che si inventino attività per ammazzare il tempo.
I casi di lettura ripetuta del giornale, di battaglia navale all’ultimo sangue o di cruciverba da completare entro sera sono assolutamente insignificanti.
Anzi, spesso le persone sono impegnate e forsennate nel raggiungere gli obiettivi, nel comunicare tra loro, nel cercare di intendersi e, come dicono le società di consulenza più famose e perlopiù inutili, nell’ostinarsi a cercare “l’allineamento” non sapendo che è impossibile trovarlo.
Quello che vogliamo dire è che una parte cospicua delle persone assunte nelle imprese, ha un’idea del lavoro diversa da quella che dovrebbe essere.
Quando fanno qualcosa che dovrebbe chiamarsi lavoro, siccome lavoro non è, mentre loro credono che lo sia, manifestano comportamenti ridicoli di impegno e di…
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