Un’impresa, nel corso della sua vita, gioca più volte al gioco di costruire l’equazione: obiettivi = risultati. Di solito quando accade che i risultati diventano la fotocopia degli obiettivi, o addirittura sono ancora meglio di ciò che si voleva ottenere, se ne deduce che è stato fatto un ottimo lavoro.
Bonoma, e non solo lui, ci ha spiegato che non è per niente detto.
I risultati si possono ottenere per molteplici cause non direttamente collegate alla qualità del lavoro. Per esempio gli obiettivi erano sottostimati rispetto al potenziale esecutivo dell’impresa, i concorrenti hanno toppato, la situazione economica è stata particolarmente favorevole, la strategia è stata azzeccata, etc,etc..
Per cercare di capire se è stato fatto del buon lavoro, se ci sono state dosi abbondanti di efficacia ed efficienza, Bonoma ci suggerisce di indagare sullo sforzo messo in atto. Il motto è: più fatica si fa meno efficaci si è. Siccome lo sforzo è legato alle aspettative, un buon trucco praticato dai manager che desiderano sentirsi efficaci, è quello di definire obiettivi apparentemente sfidanti, ma in realtà raggiungibili con poco impegno, in modo da meritarsi l’agognato…
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Da qualche anno si sente parlare con maggiore insistenza di competenze “soft” o di meta competenze che, secondo alcuni, dovrebbero far parte del bagaglio di un manager. Anzi dovrebbero esserne la parte distintiva.
Nel secolo scorso, con mercati sostanzialmente stabili o con fenomeni di crescita abbastanza prevedibili, le capacità richieste ai manager per gestire e governare le imprese erano riconosciute e condivise. Bisognava essere capaci di analizzare, di definire obiettivi, di pianificare, di organizzare, di controllare, di selezionare, di delegare, di comunicare, di motivare, di lavorare per priorità, di valutare…
Oggi, con un contesto caratterizzato da maggior imprevedibilità, complessità crescente e cambiamenti discontinui, sembrerebbe che queste capacità non siano più sufficienti per “far fronte” agli imprevisti. Serve altro.
Mintzberg nel suo “Il lavoro manageriale” del 2009 parla esplicitamente di pensiero strategico, saper ispirare, rafforzare la cultura, comprendere visceralmente, mobilitare energie, gestire la complessità, generare senso di appartenenza, costruire network, sviluppare team…Competenze secondo lui da aggiungere alle capacità…
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