Senza Meta

In giro senza meta nel web alla ricerca di qualcosa che non si sa cos’è.

Qui sotto l’anteprima degli ultimi Senza Meta inseriti:

  • 30 Aprile 2012, Su lucacomello.blogspot.it troviamo un post dal titolo La Via dove si parla dell’ultimo saggio di Edgar Morin.
    Basta leggere alcuni spunti che il filosofo “di punta del pensiero complesso” suggerisce, per rendersi conto che probabilmente a novantuno anni anche lui è stato accalappiato da demenza senile.
    Due passi in giù e incappiamo nel post Il binomio semplicità-complessità e da li ci si può perdere verso blog.debiase.com e www.fabrizionapoli.it
    Riportiamo un passo: “In molti fenomeni l’organizzazione non è imposta dall’alto, ma emerge dal basso, così diventando auto-organizzazione.
    A livello di metafora lo spunto è allora allettante: potrebbe essere così anche per le imprese, dove invece sperimentiamo ogni giorno gerarchie e procedure? “
    Mah… sembrano le solite illusioni ottiche.
    [Leggi il resto…]
  • 10 Dicembre 2011, Dopo un periodo intenso durante il quale abbiamo avuto altro da fare, riprendiamo a vagare senza meta sapendo già che sarà un girovagare.
    Partiamo e con sorpresa ci imbattiamo in La vie en beige.wordpress.com dove troviamo un post Napoleone e i soldi, dove si parla di quel Luca Luciani manager Telecom che fece quel demenziale discorso su Napoleone a Waterloo. Riportiamo un passaggio del post: “Se bastava quello, per motivare dei collaboratori, e si potevano impunemente sparare cazzate come quella sulla vittoria napoleonica a Waterloo, allora non c’era bisogno di pagare tanto qualcuno, chiunque era in grado di farlo”. Già, ma che lavoro fanno davvero i manager? Avendoci a che fare – soprattutto con quelli che guadagnano cifre fuori dal comune – si percepisce davvero qualità oppure si ha la sensazione che siano li per una serie di circostanze favorevoli (per loro)?
    [Leggi il resto…]

Ultimi commenti

  • penso anch’io , anche per esperienze vissute , che la cosa su cui concentrarsi in questi tempi di crisi e confusione generalizzata , sia l’eliminiare quello che non serve…

    zanatro

  • Trovato, è così

    titti

  • il post trovo super e’…”Dire balle”!!

    tizianapistoia

  • L’IMPORTANTE E’ SAPER “GOVERNARE”, MA QUANTE VOLTE CI SI SENTE SCHIACCIATI, PERCHE’ TRAVOLTI DALLE AZIONI DA ESEGUIRE O FAR ESEGUIRE..IL VERO SENSO DELLE PRIORITA’ SAREB…

    tizianapistoia

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Nelle imprese proliferano innumerevoli progetti perlopiù scoordinati tra loro. Una ragione sta nella non capacità di decidere dei top manager

Potare con metodo

cowboyindiano Veniamo da un periodo di lavoro su campo durante il quale abbiamo avuto modo di osservare, affiancare e sostenere manager di medie e grandi imprese che producono valore intangibile.
Il lavoro che abbiamo svolto è stato su due fronti: da un lato ci siamo sforzati di pulire, togliere, eliminare la marea di progetti che vengono ideati e implementati, dall’altro frenare l’insano impulso verso le decisioni affrettate.
Abbiamo cercato di potare e tagliare progetti perché ormai non c’è impresa in cui non ci sia caos.
Basta viverci dentro per un paio di settimane e non si può non vedere che i manager, spinti da una onesta propensione a mettersi in luce e dare contributo alla “mission”, danno il via a progetti più o meno pomposi, marchiati con sigle improbabili o, come va di moda da un pezzo, con appiccicato un ridicolo acronimo.
Il più delle volte sono progetti “stand alone” che visti da soli appaiono magari sensati, tuttavia nell’insieme risultano scoordinati l’un l’altro.
L’effetto complessivo è simile a quello di un giocatore di carte che ha in mano un mazzo con dentro carte lombarde, napoletane, trevigiane o con tre assi di picche e cinque fanti di…
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Molte persone lavorano credendo di lavorare. In realtà quello che fanno è agitarsi per sentirsi impegnate.

Far finta di lavorare

cowboyindiano Chi ha avuto la sfortuna di frequentare da dentro un certo numero di imprese, soprattutto di medie e grandi dimensioni, non può non aver notato che la gran parte delle persone che ci lavorano - dai manager di primo livello fino all’ultimo degli impiegati - passa una parte rilevante del tempo facendo finta di lavorare.
Con ciò non vogliamo dire che non facciano nulla o che si inventino attività per ammazzare il tempo.
I casi di lettura ripetuta del giornale, di battaglia navale all’ultimo sangue o di cruciverba da completare entro sera sono assolutamente insignificanti.
Anzi, spesso le persone sono impegnate e forsennate nel raggiungere gli obiettivi, nel comunicare tra loro, nel cercare di intendersi e, come dicono le società di consulenza più famose e perlopiù inutili, nell’ostinarsi a cercare “l’allineamento” non sapendo che è impossibile trovarlo.
Quello che vogliamo dire è che una parte cospicua delle persone assunte nelle imprese, ha un’idea del lavoro diversa da quella che dovrebbe essere.
Quando fanno qualcosa che dovrebbe chiamarsi lavoro, siccome lavoro non è, mentre loro credono che lo sia, manifestano comportamenti ridicoli di impegno e di…
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Da un manoscritto trovato in un castello alcune indicazioni su cosa serve per poter raggiungere gli obiettivi

SAPERE QUEL CHE SI VUOLE

MacchinafotograficaInnanzitutto chiediamo scusa a quei pochi o tanti che ci seguono per la ingiustificata assenza di nuovi post.
Quando è nato questo squareblog le condizioni e gli obiettivi erano diversi e non è improbabile che con la situazione che si è creata si decida per la chiusura dei battenti. Vedremo.
Visti i riscontri del post precedente siamo tornati sui nostri passi per cercare qualche altro manoscritto. Non sappiamo se siamo stati di nuovo fortunati, tuttavia dopo lunghe e divertenti ricerche abbiamo trovato alcuni fogli sparsi scritti in cirillico - chissà da chi - che siamo riusciti a riordinare e tradurre con l’aiuto di una nostra avvenente e gentile amica.
I temi trattati sono tre e, stando a chi ha scritto, riguardano le condizioni necessarie e sufficienti per raggiungere qualsiasi obiettivo.
Oggi cominciamo dalla prima.
Più o meno abbiamo trovato scritto che:
“Per raggiungere un obiettivo sono necessarie tre condizioni.
La prima (la seconda in ordine di importanza) è relativa alla definizione chiara di ciò che si vuole raggiungere. Vale a dire quanto l’obiettivo è nitido ed espresso in modo preciso.
Al contrario di ciò che comunemente si pensa, mettere a fuoco il…
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